Siamo atterrate in un mondo onirico, popolato da animali fantastici e creature curvilinee. Un’allegra tribù incornicia la scena: un cavallo ben pettinato, un rapace urlante, un delfino dagli occhi teneri e un pesciolino timoroso. Si godono lo spettacolo e al contempo lo fanno. La loro attenzione si concentra su un aborigeno australiano, un vecchio dell’ Himalaya, un nativo americano o chiunque esso sia. Ha capelli lunghi e ondulati, un anello al naso e altri altrove, due piume colorate in testa e un ampio colletto. Sembra muovere ogni singolo muscolo e farsi beffe del resto del mondo attraverso la sua lingua ben apparecchiata. Sotto di lui un flusso continuo di vita sembra mantenerlo sospeso per aria come fanno i bambini e qualche buon adulto nei sogni notturni. Potrebbe avere la potenza di un razzo o la dolcezza di un soffio, in ogni caso assolve al compito di far danzare chi deve. Al centro di tante stelle una spada accoglie due serpenti attorcigliati. L’elsa è un ghigno e la lama una lingua lunghissima. I serpenti hanno la testa in fiore. Tutto è un fiore ma può essere anche altro. Di un gatto cinico si vede solo il volto mentre un altro felino rumoreggia con stelle e leprotti. Sembra un brillante leone intento a svolgere giochi di prestigio con i pianeti del sistema solare e fiori gemmati dalla sua folta criniera. Tante onde arancioni e blu bagnano il bianco che c’è e fanno arrossire le guance di un leprotto ribelle.
“Stai bene!”, dice un’amazzone sollevando la farfalla della speranza sulla sua lingua fuori misura. Per ascoltare il resto bisogna aprire i sensi.
Murales di Matteo Guarnaccia – stanza n. 3, Casa Pediatrica del Fatebenefratelli di Milano.
[foto n. 28]
