Modesto Tizzoni (Leo), Classe 1925 – Cascine Enea – Testimonianza raccolta il 10 Marzo 2004 –
Mi arruolai con i partigiani perché non potevo più stare a casa. Già da tempo avevo ricevuto la cartolina precetto: destinato alla Marina. I fascisti mi avevano già cercato arrivando fino in cascina per catturarmi, ma mio padre mi salvò scavando un buco nel letame della stalla e cacciandomi dentro. Mi mise un’asse sulla schiena e mi coprì, così nessuno riuscì a trovarmi. Decisi allora, assieme ad altri sei ragazzi delle Cascine d’Enea, di unirmi ai partigiani appostati alla Croce dei Mazzoli ed alla Cascina Buraiga. Con me c’erano due miei coscritti ed il mio caposquadra era il Giulietta. Nella nostra formazione era stato costituito un gruppo Guastatori con a capo il John. Una notte ritornai a casa per dormire in un letto (il campo era vicino a dove abitavo) ma, appena preso sonno, arrivò mia sorella avvisandomi che le Cascine Enea erano piene di fascisti. Di corsa salii nel sottotetto ed i miei famigliari mi coprirono con fascine di legno. Malgrado la perquisizione, non mi trovarono. In una situazione analoga mi infilai addirittura in un camino. Non fui scoperto ma dovetti essere tirato giù a forza perché mi incastrai nella canna fumaria. Tra le volte in cui non riuscirono a catturarmi ci fu l’episodio del pozzo. Mi ero recato a casa per sapere se c’erano novità ma all’improvviso arrivarono una trentina di fascisti e di tedeschi. La mamma di un mio compagno partigiano, il Giuseppe Cerri (Blem), mi aiutò a calarmi nel pozzo posto in mezzo al cortile ed utilizzato dai partigiani come nascondiglio per armi e munizioni. Scesi giù e mi nascosi in una nicchia ricavata nel pozzo stesso sopra il livello dell’acqua. Tenni d’occhio la luce dell’apertura puntando il mio mitra e sentii gridare più volte nel cortile: “Dove sono i ribelli?”. Mi resi conto che la perquisizione proseguiva molto vicina al pozzo. Sentii qualcuno fischiettare e i tacchini rispondere a quel fischio con il loro “Glo glo”. Poi un ordine secco e tutti andarono via. Quando risalii in superficie pensai che anche sta volta ero riuscito a farla franca.
Uscire da quel buco deve essere stato come rinascere.
