Per i miei quarant’anni mi sono regalata un viaggio in Uzbekistan. Un viaggio di piacere. Ho rischiato di non partire. Poi è arrivata mia sorella a ricordarmi che il desiderio è un dovere e sono partita. Ho fatto bene, anzi benissimo. Qui un elenco non esaustivo di piaceri di cui ho goduto:

  1. ho sospeso la cura altrui e mi sono occupata di me
  2. ho sentito il gallo cantare all’alba a Khiva
  3. ho visto il gas che corre: nel deserto, arrampicato sulle case, creando ponti
  4. ho ripensato a quanto è bella la geografia dell’energia
  5. ho incontrato sorprendenti donne viaggiatrici e mi sono di loro dissetata
  6. ho fatto per la prima volta l’hamman a Bukhara
  7. ho visto dromedari pascolare
  8. ho visto ultrasettantenni spogliarsi senza pudore e le ho ammirate
  9. ho provato per la prima volta la Shisha
  10. ho conosciuto Nilufar, guida locale che cerca la libertà
  11. ho desiderato di partecipare alla Samarcanda Marathon
  12. mi sono sentita sazia di bellezza
  13. ho ringraziato chi dovevo
  14. ho capito di odiare l’aneto
  15. ho provato il desiderio di tornare a casa
  16. ho diviso la stanza con una donna dalle mille risorse
  17. ho toccato la via della seta
  18. ho scritto
  19. ho volato sopra Baku (vedi “Elogio dell’energia vagabonda”)
  20. ho mangiato il plov
  21. ho giocato con il cartellone delle partenze a Istambul
  22. ho fatto il pieno di: madrase, minareti e moschee
  23. ho scoperto che nel Paese ci sono tre madrase attive che formano donne imam
  24. ho visto accudire aiuole fiorite come fossero bambini
  25. ho visto volti testimoniare l’insalata di etnie che è l’Uzbekistan

In breve, ho fatto il mio dovere.

Postilla: Olivia non è partita con me ma abbiamo viaggiato insieme.


Lascia un commento