Ho ereditato una piccola collezione di suoi libri e con loro il profumo di piante esotiche, la poesia di Trilussa, lo studio dei pianeti, le rime dello sfortunato Stecchetti, i sacri testi e il sovvertimento dei sensi. Quest’ultimo stava accomodato tra i volumi in tedesco senza attirare la mia attenzione e sormontato da una anonima copertina. Poteva essere un trattato di filologia o un testo di diritto. Difficilmente avrei immaginato l’audace scontro tra passione e morale che animava quelle pagine. Le sfogliai senza aver ancora tradotto il titolo e le vidi ampiamente sottolineate, una straordinaria eccezione alla spietata diligenza di Helmut. Le sole righe della sottolineatura restituivano una tensione nella lettura che parlavano più di mille note a margine. Acquistai per prima una recente traduzione in italiano, quindi mi convinsi a far arrivare una edizione del 1950 per farmi portare, assieme alla carta e al suo odore più vicina a lui. Tenni quest’ultima a lungo con me, addosso come un abito o un anello o un accessorio per sentire la curiosità che aveva spinto Helmut e comprendere il sovvertimento nel quale si specchiava la sua lettura. Un secondo magico come quello della procreazione, invisibile, intangibile, impalpabile, unico segreto vissuto ed essenziale.

Hanno creduto di farmi piacere i miei scolari e i colleghi d’Università : eccolo lì, solennemente offertomi e rilegato elegantemente, il primo esemplare del libro che i filologi mi hanno dedicato per il mio sessantesimo compleanno e il trentesimo anniversario d’insegnamento accademico. E’ una vera e propria biografia; non fu omesso nessun particolare: non un componimento, non un discorso, non la più insignificante recensione in qualche almanacco scientifico, che lo zelo bibliografico non abbia strappato alla cartacea tomba; tutta la mia carriera, chiara, netta, gradino per gradino, uguale a una scala ben scopata, è ricostruita fino all’ora presente – sarei davvero ingrato se non avessi piacere di questa commovente esattezza. Quel che io stesso credevo passato e perduta ritorna raccolto e coordinato in questo quadro: no, non debbo negare che io, vecchio, ho guardato quei fogli con lo stesso orgoglio con cui un giorno lo scolaro guardava il certificato dei suoi professori il quale, per primo, gli provava la sua capacità e la sua volontà per la scienza. Eppure: dopo aver sfogliato quelle pazienti duecento pagine e dopo aver ben guardato negli occhi il mio ritratto spirituale, non potei fare a meno di sorridere. Fu questa veramente la mia vita, si svolse essa proprio così, conscia della sua meta, in tranquille e sicure spire dalla sua prima ora fino a oggi, come il biografo se l’aggiusta qui, fatta di carta e inchiostro? Ebbi la medesima impressione come quando sentii per la prima volta la mia stessa voce parlare da un grammofono: dapprima non la riconobbi, perché era bensì la mia voce , ma era quella che sentono gli altri, e non quella che sento io stesso, come attraverso il mio sangue, nel guscio profondo del mio essere. E cosi io, che avevo speso tutta la mia vita a far comprendere gli uomini attraverso le loro opere e la loro vita spirituale, m’avvidi di nuovo, per quest’esperienza propria, quanto in ogni destino rimane impenetrabile la vera essenza, il germe plastico dal quale nasce ogni sviluppo. Noi viviamo miriadi di secondi, eppure sarà sempre uno, uno solo che accenderà tutta la nostra intima natura, quel secondo (Stendhal l’ha descritto) in cui il fiore, già saturo di tutti i succhi, fulmineamente si cristallizza – un secondo magico come quello della procreazione e com’esso celato nell’intimo calore del proprio corpo invisibile, intangibile, impalpabile, unico segreto vissuto. Nessun’algebra del cervello lo può calcolare, nessun’alchimia del pensiero lo può indovinare, e raramente lo afferra il proprio sentimento. Di questo più gran segreto del mio sviluppo spirituale il libro non dice una parola: per ciò mi misi a sorridere. Tutto vi è detto bene – ma l’essenza manca. Mi descrive ma non mi spiega. Parla di me ma non mi rivela.

da il “Sovvertimento dei sensi” di Stefan Zweig, il mio preferito della biblioteca di Helmut


Lascia un commento