La conciergerie del Grand Hotel des Iles Borromées mi sorprende per eleganza. Il delizioso concierge dal sorriso che vale il soggiorno mi porge la voluminosa chiave con inserti in tessuto verde petrolio.
Lavoro su Helmut, mi concentro sul suo interrogatorio del 3 Maggio 1900, a Nizza. Leggo e traduco, finché riesco, finché non vengo nuovamente rapita dal luogo in cui mi trovo.
La piscina dell’hotel occupa uno spazio magnifico, luminoso e ampio, un giardino d’inverno. Ogni piano ospita una galleria d’arte: la mia camera si trova al primo piano dedicato al barocco italiano. A pochi metri di distanza scopro la Hemingway Suite, la camera numero 105, dedicata al celeberrimo scrittore e affezionato frequentatore di questo hotel.
Lo zampillo della fontana crea dei cerchi e delle geometrie che caratterizzano l’intero giardino verde e viola antistante la struttura. Il lago brilla al tramonto, incoronato dalle montagne rosa appena accarezzate dalla neve. I lampioni si sono appena accesi e il passeggio è rassicurante. Fuori dalla stanza un tavolino bianco in ferro battuto é accompagnato da due sedie di identica fattura. All’interno ammiro poltrone in velluto porpora, un ampio tavolo circolare, quadri ottocenteschi di provenienza francese, quasi tutti raffiguranti immagini femminili.
Mi sdraio sul letto, guardo il soffitto. Al centro un lampadario in vetro lavorato, sei candelabri floreali mi ricordano la casa di famiglia di Costigliole Saluzzo. Alle pareti una boiserie di legno e tendaggi verdi e ocra.
Mi trovo al ristorante “Il Borromeo”, ordino Zuppetta di funghi con fonduta al Battelmatt, Paccheri pomodoro, pomodoro, pomodoro mantecati con Parmigiano Reggiano Vacche Rosse, un calice di rosso e selezione di gelato della casa. La mia passione per lo spionaggio di inizio novecento mi porta ad immaginare conversazioni segrete, scambi di documenti, missioni indicibili. Scruto i tavoli. Tra i commensali ci deve essere necessariamente un agente segreto, penso.
Di seguito le evidenze raccolte:
- Una giovane coppia con neonato di nove mesi. Lei incredibilmente bella in rosso. Lui sembra aver recentemente partorito. Si baciano con passione e si amano nonostante i tre figli (gli altri due li ho scoperti grazie ad una fugace conversazione in ascensore).
- Un nerd magro e silenzioso si è portato un libro al tavolo. Un solitario Aranzulla in versione non palestrata. Uscendo dalla sala da pranzo scoprirò il titolo del libro: “The only story” di Julian Barnes. Il presunto nerd è in realtà un romanticone o più probabilmente entrambe le cose.
- Quattro coppie ultra sessantenni, tutte piuttosto simili tranne una: lui molto rosso, presumibilmente pluri – infartato, con pancia in vista; lei capelli afro e profilo greco. Hanno l’aria di sapersi divertire.
- Tavolo numeroso e variegato con aspirante Steve Jobs in girocollo bianca (variante rispetto all’originale) e bambina con iphone su seggiolone. Non giudico più, anzi, empatizzo (come si cambia per non morire. Cit.) Tutti sono in bicromia panna- nero. Sembra tutto pensato ma spero di no. E’ il compleanno di Steve che si rende protagonista dello spegnimento di candelina più silenzioso di sempre. Recuperano con la foto di gruppo al tavolo, impeccabile (complice anche il mix cromatico, devo ammettere). Rivedrò Steve a colazione, questa volta in girocollo cammello, deve averne una serie.
- Una giovane coppia con Dottor Martens ai piedi. Dalle ginocchia in su potrebbero essere da centro sociale oppure … da grand hotel. Fotografano i piatti come me. Buon segno, penso: non si sono ancora abituati alla bellezza.
- Coppia di straniere in tiro: non (stra) bellissime da passare per modelle ma quasi. Mangiano disinvolte con giacchetta sulle spalle e l’attitude “I’m used to” addosso. Grinta da vendere.
- Coppia che definirei “precisa”. Lei bionda e vestita in tinta con le sedie porpora. Lui non mi colpisce. Devono ancora dismettere l’estrema compostezza e imparare a stare bene anche storti, penso. Volano tartare di tonno, evidentemente il piatto più gettonato. A fine cena inizio a dubitare che si tratti di una coppia di fidanzati ma trattengo il senso di disarmante puntiglio dietro al modo in cui la donna muove la bocca per degustare le pietanze.
Questa è la mia visuale. Molto altro sta accadendo nella sala adiacente con vetrate sul giardino. Intravedo molto nero, collant coprenti, vestiti eleganti e vino a fiumi.
Concludo che l’agente segreto è la bionda precisa dell’ultimo tavolo e mi alzo soddisfatta nonostante il conto tutt’altro che leggero.
Nella notte faccio un incubo. Compenso con un risveglio pazzesco, alba dai colori indescrivibili e lago incantevole.
Esco alle sette per una rinfrescante passeggiata. Sono seduta sotto un gazebo nell’area dell’imbarcadero di Carciano. I gabbiani e l’Isola Bella mi fanno compagnia. Leggo il mio libro preferito e penso alla fortuna di questo momento.
Ritorno in hotel per una doccia e mi regalo una straordinaria colazione. Questa mattina decido di non giocare a trovare l’agente segreto – troppo via vai – ma vedo la mia candidata: look impeccabile. Gonna cammello e camicia color carta da zucchero, capelli precisamente raccolti e un portamento notevole. Confermo l’intuizione di ieri sera.
Mi accomodo nella hall e inizio a scrivere. Appoggio il computer su un tavolino giapponese, in legno, magnifico, color corallo e penso di nuovo alla fortuna di questo istante. Entrate se potete, pur senza soggiornarvi, prendetevi un caffè e guardatevi intorno. Prometto che vi basterà guardare oltre le vetrate da una di queste poltrone per sentirvi in stato di grazia nonostante i sei euro.
Decido di procurarmi “Addio alle armi”, in ricordo di queste ventiquattro ore e mi congedo da questo luogo. Scusa Helmut se ti ho trascurato. Anzi no.
L’albergo era molto lussuoso. Percorsi i lunghi corridoi, scesi le ampie scale, attraversai i saloni fino al bar. Conoscevo il barman e mi sedetti su un alto sgabello e mangiai mandorle salate e patatine. Il Martini era fresco e pulito.
da “Addio alle armi” di Ernest Hemingway
