Il parco, la petite ceinture, i cani, la scuola internazionale, il fruttivendolo, il ristorante siciliano, l’ambasciata. Un uomo sta lavando il marciapiede antistante ad un notevole stabile haussmaniano. Vedo l’acqua scivolare schiumosa lungo Rue du Ranelagh e portarsi via la notte di chi l‘ha vissuta. Il rivolo coraggioso mi accompagna sino alla boulangerie che mi accoglie con il suo profumo di baguette croccante e la sua pasticceriainsonne.

Parigi si è appena svegliata e io ripasso il percorso per arrivare agli archivi di Pierrefitte sur Seine: prendere la linea nove, scendere a Mirosmenil, quindi la linea tredici fino al capolinea, St. Denis Universite, infine camminare per quattrocento metri. A quel punto sarò agli archivi nazionali dove potrò consultare il fascicolo numero F/7/12925 alias “Affaire Helmut Wessel – Relation avec l’Affaire Dreyfus “.  Stringo le bretelle del mio zaino e preparo il biglietto mentre scendo le scale della metropolitana e mi avvio al binario. Esamino gli spettacoli teatrali e le pubblicità affisse allealte pareti di cemento come se non le avessi già accuratamente considerate nei giorni precedenti e mi faccio cullare dal calendario di spettacoli comici a cartellone. Penso alle poltroncine di legno di qualche petit theatre e mi sento vecchia nel ricordare la loro scomodità. Sfilo dallo zaino la foto di quell’Helmut alla scrivania nella casa di famiglia di Costigliole Saluzzo e penso che vorrei già essere a una ventina di fermate da qui. Il treno arriva e si porta via la mia irrequietezza. Mi accomodo su una seduta in direzione di marcia. Davanti a me un adolescente indossa la sua racchetta da tennis, mentre più in là un uomo di mezza età esibisce un paio di cuffie wireless fuori misura. Mi rassegno senza fatica all’idea che il mondo fuori non sia interessato alla tensione che sto provando in questo momento. 

Sono le undici in punto e la hostess degli archivi nazionali vede entrare attraverso l’ingombrante porta di vetro una giovane donna: una treccia mal fatta addomestica una chioma rossiccia, una maglietta verde oliva scompare sotto un giubbotto in finta pelle e un paio di jeans con sneakers ai piedi conclamano l’attitudine casual della nuova arrivata. Mi avvicino senza indugio al bancone esibendo la prenotazione per la consultazione del faldone F/7/12925. La relativa complessità della procedura per accedere alle sale di lettura mi conforta sulla solennità del momento. Sorrido con un misto di impazienza e soddisfazione all’obiettivo che mi regalerà il pass per entrare laddove devo. Mi viene restituita una tessera plastificata che varrà per questa e future letture. Mi vedo sciupata in quella immagine e per un attimo riesco a collocare l’irrequietezza degli ultimi mesi. 

Vengo ora indirizzata all’area guardaroba. Dovrò lasciare fuori dalla sala lettura la maggior parte dei miei effetti personali. D’altra parte, la mia vorace curiosità basta e avanza. Quanto ammesso verrà invece portato all’interno attraverso una valigetta in plastica trasparente. Penso al faldone sul signor Wessel e prego che sia all’altezza della mia devozione nei confronti del mio bisnonno. Accedo all’ascensore, mi studio attraverso lo specchio della stessa mentre il sistema di cavi la porta al primo piano dello stabile di relativamente nuova costruzione. Un signore di mezza età mi introduce alla sala lettura facendo suo il foglio con l’indicazione del faldone di interesse. Mi lascia scrutare il popolo di lettori: poche persone a testa china su grandi tavoli stanno consultando chissà quali preziosi documenti in assoluto e religioso silenzio. Le ammiro tutte pensando a quali entusiasmanti esplorazioni stiano conducendo. Lo stuart di sala torna dopo pochi minuti accompagnato da un corposo faldone dal quale i miei occhi vengono repentinamente rapiti. Senza indugio l’uomo si avvia verso un enorme tavolo completamente vuoto e sorprendentemente igienizzato sul quale deposita il prezioso carico. Mi ricorda le regole di consultazione e mi lascia in balia delle mie emozioni. Mi prendo alcuni secondi per negoziare con le mie aspettative prima di rendermi tutta alla lettura. 


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