Martino sta donando il suo mantello al povero quando passiamo assonnati davanti al Duomo di Lucca per intraprendere la nostra via, la via di tutti.

Il signor Antonio ci sta attendendo a Capannori per farci dono di una sua poesia che recita “L’amore è un grande sentimento che vive di piccole cose”, la prima lezione sulle piccole cose che ci avrebbe donato questo cammino.

Quentin si è svegliato presto, oggi la meta è San Miniato. Il bellissimo percorso storico in mezzo alle Cerbaie gli fa pensare a come questo viaggio si stia facendo da sé, camminando.

Roberto ha appena lasciato il convento San Francesco a S. Miniato Alto e saluta con entusiasmo il padre, ex cappellano della sezione femminile del carcere di Rebibbia. Questa mattina si sente fortunato ad aver condiviso con lui la prima colazione.

Andreas sulla via per Pancole pensa di non aver mai badato prima d’ora alla velocità con cui il sole sorge al mattino, piccole straordinarie scoperte.

Paolo, bussando alla porta di Suor Ginetta, gode ancora una volta della bellezza del chiedere.

Due ragazzi cechi decidono di alleggerire il loro zaino; nella chiesa di Ponte d’Arbia leggono:  “In ogni cosa la perfezione è raggiunta non quando non c’è più nulla da aggiungere ma quando non c’è più niente da eliminare”.

Due universitari toscani si ritrovano a San Quirico d’Orcia affamati e con grosse vesciche ai piedi; pensano alle “cose della pancia”,  compagne di viaggio di ogni pellegrino.

Salendo a Radicofani realizziamo che prima della partenza le distanze ci sfuggivano, ora invece le tocchiamo.

Ad Acquapendente siamo in tanti riuniti per cena a dirci che questo cammino è davvero di tutti; qualcuno proseguirà verso Roma, altri riprenderanno la strada in un altro momento.  

Noi pensiamo alle piccole magnifiche cose semplici che ci ha donato la via Francigena.


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