Una lada bianca, iconica vettura di produzione sovietica, mi accompagna ai piedi del così detto: Machu Picchu dell’Eurasia, il leggendario Alinja Castle. Mi trovo in un angolo remoto della Repubblica Autonoma del Nakhchivan, exclave dell’Azerbaijan incastonata tra Armenia, Iran e Turchia. Non so esattamente cosa aspettarmi tuttavia inizio a salire gli scalini che mi avrebbero portato alla cima . I primi con paura, poi con fatica, infine con ardore. Ad accompagnarmi la vista del Monte Ilandag ed il suo profilo, ferito, secondo la leggenda, dalla chiglia dell’Arca di Noè in fase di ritiro delle acque del diluvio universale. La fortezza e le sue imponenti mura difensive iniziano a rivelarsi e ad introdurmi al castello che mi fa assaggiare il Nakhchivan. Salgo ancora e ammiro dall’alto il sito e l’incanto del paesaggio sottostante. Mi siedo su una roccia, il vento accarezza dolcemente il recente sudore, incrocio le gambe e respiro. Mentre un falco sorvola il costone di roccia sovrastante io silenziosamente ringrazio. Baku e la sua energia vagabonda sono molto lontane.


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